Elisa entrò in camera scalza, in mutandine e maglietta, portando due bicchieri di caffè.
Bart bevve un sorso e si stupì. “Buono.”
“Lo so. Siete voi a pensare che se uno non è italiano dovrebbe avere almeno una laurea in ingegneria per usare bene una caffettiera.”
“Che ore sono?”
“L’una e dieci.”
“Bene. Doccia, pranzo e poi vado da Maruja.”
“Andiamo da Maruja, devo tenerti d’occhio. E per il pranzo sei mio ospite, mangiamo fuori.”
L’irlandese non s’era ancora ripreso. Elisa gli passò vicino per raggiungere il letto e recuperare un paio di pantaloni.
“E’ vivo?” Chiese Bart.
“Sembra che respiri. Ed è anche asciutto, quasi.”
Camminarono lungo le vie del
Barrio Gotico soffermandosi a guardare qualche vetrina. Librerie per lo più.
Ordinarono
Paella nel dehor di una trattoria come una coppia di turisti qualsiasi.
Il vino bianco era profumato e aspro, ma così freddo da andar giù liscio.
Mentre aspettavano Bart prese una copia di
El Pais appoggiata sul tavolino di fianco e scorse i titoli principali.
“Basta che non ti metti a leggere le quotazioni di borsa.”
“Cronaca e politica, posso?”
“Mmh.” I gomiti puntati sul tavolo, Elisa poggiò il viso fra le mani con un smorfia rassegnata.
In medio oriente continuavano i massacri pro-democrazia.
Un aereo privato con a bordo il vice-presidente cristiano del Sudan era precipitato, il paese rischiava di ricadere nel caos e gli scontri tra musulmani e cristiani di riprendere da un momento all’altro. La comunità internazionale con una buona dose di falsità e menefreghismo garantiva pieno appoggio al governo centrale, auspicando al contempo che i diritti delle minoranze fossero rispettati e bla bla bla.
Un nuovo comunicato dell’
esercito zapatista aveva allarmato i politici e gl’intellettuali messicani. Ogni volta che quei disperati se ne uscivano con una delle loro campagne il governo federale finiva per fare una figuraccia con i padroni a nord del Rio Bravo. Gran comunicatore il subcomandante. Il sogno di ogni multinazionale, ideali a parte.
Il cadavere di un uomo ancora da identificare era stato trovato la sera precedente nel parco che occupa il vecchio corso del fiume Turia a Valencia da una coppietta che si era allontanata dal gruppo di amici per
cercare un po’ d'intimità. L’uomo non aveva documenti, ma le buone condizioni del corpo facevano sperare in un rapido riconoscimento. Per facilitare il compito della polizia era stata pubblicata la foto. La testa reclinata spuntava da un telo bianco che copriva il resto. Capelli biondi, corti, barba di qualche giorno e alcuni tagli sul viso.
Con due comunicati pubblicati a poche ore di distanza l’uno dall’altro, un'eminente cardinale si
trovava in forte disaccordo, citava il quotidiano, con il governo israeliano ed Harry Potter.
Fatico a trovare il nesso, si disse Bart, ma in fondo non ho particolare simpatia per nessuno dei due.
Un altro barcone d’immigrati era affondato al largo delle coste italiane mentre il premier veniva criticato dalla comunità europea per non aver preso provvedimenti contro un paio di ministri corrotti, e un onorevole senatore si lasciava andare in pesanti dichiarazioni che definire razziste sarebbe stato quanto meno eufemistico.
Chiuse il giornale.
“Vado in bagno.”
Al ritorno trovò Elisa che stava parlando al suo cellulare.
“Aspetta, è qua, te lo passo.” Allontanò il telefono coprendo il microfono. “E’ la tua ragazza rompicoglioni. Se vuoi stacco.”
“No, dammi.”
Prese il telefono.
...
“No, non è Judith, è una ragazzina che ho conosciuto qui in ostello. E comunque ciao.”
...
“No, non sono andato in albergo, ho cambiato idea, ma stai tranquilla. Tu come stai?”
...
“Hai ragione, ma ero preso.”
...
“No, non da lei.”
...
Elisa lo guardava tra il divertito e il rassegnato. “Certo che ci metti poco a tornare un bravo cagnolino, vecchio.”
Fece finta di niente, ma gli salì alla gola un sapore acido che non era causato del vino.
“No Anto, non ti sto tradendo, anche se quando mi fai certe paranoie ne avrei voglia. Qua le tentazioni non mancano proprio.” Guardò la sua nuova coscienza sedicenne, sempre particolarmente scoperta e poi due ragazze di colore sedute a un tavolo lì vicino. Il pensiero corse al discorso pseudofascista letto poco prima sulle radici dell’occidente e la razza da proteggere dal pericolo del meticciato.
Mentre Antonella da qualche parte in Costa Smeralda continuava il suo di discorso pseudofascista nei confronti della dignità di Bart, lui aveva sempre più voglia di meticciarsi con le due ragazze. Al diavolo l’occidente. E i suoi figli prediletti, le sue figlie soprattutto. Si versò un altro bicchiere e lo buttò giù d’un fiato.
...
“Sì, sto bevendo, e allora?” La voce gli venne fuori spocchiosa e tagliente. Se ne compiacque parecchio e sorrise. “No Anto, non so quando torno e non so se lavorerò ancora in quella cazzo d’azienda, mi sono ricordato di aver avuto una coscienza. Se ti va bene è così, se no penso che da quelle parti troverai dei degni sostituti, ora scusa, mi si fredda la Paella e mi si scalda il vino. Ciao, tesoro.” Chiuse lo sportellino del telefono troncando la comunicazione.
Le ultime frasi gli erano uscite improvvise, e ancora gli si ripetevano in testa. Quasi faticava ad afferrarne completamente il senso, ma decise di rimandare a data da destinarsi gli esami di coscienza.
Elisa alzò il bicchiere e aspettò che lo sfiorasse col suo.
Le foto erano archiviate anno per anno e venivano proiettate solo quelle scattate in quello in corso. C’erano più di sei gigabyte d’immagini. Per alcune l’identificativo del file era semplicemente una data, in altre comparivano anche i nomi delle persone ritratte.
Bart le ordinò per nome e richiamò la lettere J. Scorse l’elenco ma non trovò quel che cercava.
Pensò di provare con la data, bene o male sapeva in che periodo era stata lì. Sarebbe stato assurdo che vedendola nessuno l’avesse fotografata.
Alla luce del giorno il bar faceva tutto un altro effetto.
Elisa entrò e lo raggiunse.
“Sono passata da Plaça George Orwell.” Gli mostrò un pezzo di fumo abbastanza grosso avvolto in carta velina.
“Sempre piena di tossici?”
“Tossici, piccioni e turisti.”
“Che immagine poetica; un omaggio alla Catalunya.”
“A me è piaciuto quel libro.”
“Anche a me.”
“Leggevi Orwell e sei finito a fare marketing.”
“Succede.”
“Beh, vedremo di tirarlo fuori dal baratro.” Maruja strizzò l’occhio a Elisa avvicinandosi.
“Hai trovato foto di Judith e del suo nuovo amore?”
“Ancora no. Però… hai ragione.”
“Certo. Su cosa?”
“Può darsi che sia stata salvata col nome di lui.”
Avviò una ricerca col nome di Judith e infatti saltarono fuori tre file.
michael_judith_1.jpg
michael_judith_2.jpg
michael_judith_3.jpg
“Visto che brava?” Scherzò Elisa. Lui le accarezzò la testa contento. Dimenticandosi dell'idiozia di quel gesto. “Beh, questo mi piace, ma se mi dai un bacio preferisco.” Bart, le sorrise e si rivolse a Maruja.
“Avete una stampante per caso?”
Niente stampante, com'è prevedibile in un bar, ma il lettore mp3 di Elisa bastò per copiare i file.
Bart ne aveva aperto uno per controllare e s'era rabbuiato di colpo.
Raggiunto l'Internet Point più vicino porse la carta d'identità all'uomo alla cassa e sa la vide restituire con gesto disinteressato.
“Perché la carta?” Chiese Elisa.
“Abitudine.
In Italia ci vuole.”
Lei lo guardò più stupita che per tutto ciò che lui aveva detto fino a quel momento.
Usciti dall’I.P. si fermarono su una panchina a guardare le immagini con calma.
“Carino il biondino della tua Judith. Anche lui mi sembra un po’ più giovane di lei. Dev’essere un vizio.”
Bart non diede seguito alla provocazione.
“L’ho già visto.”
“Quando?”
“Oggi.” Si alzò e attraversò la strada con la ragazzina che lo guardava allontanarsi, raggiungere un’edicola e tornare con un quotidiano. Aprì
El Pais, lo sfogliò fino al punto che cercava e mostrò la pagina di nera a Elisa.